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NdrangheTav

15 Ottobre 2012

da notavterzovalico.info Nei mesi scorsi avevamo ben spiegato come alcune ditte coinvolte nei lavori del terzo valico non fossero, diciamo, limpide dal punto di vista giudiziario. Abbiamo parlato della RCT, del consorzio Treesse e della Geotec, la tre ditte impegnate nei sondaggi che si stanno effettuando a cavallo tra Piemonte e Liguria. Dal prosieguo di alcune indagini su malaffari in Lombardia arrivano notizie interessanti.

Apprendiamo dalla cronaca come a Milano sia stato arrestato un certo Vincenzo Giudice per aver comprato dalla ‘ndrangheta voti per eleggere la figlia nel consiglio comunale del capoluogo lombardo. La cosa di per sé ormai è consuetudine al nord-italia, tanto che non farebbe nemmeno più scalpore, senonché il signore in questione è stato fino a dicembre 2011 presidente di Metro Engineering srl, la società controllata dalla metropolitana milanese che si occupa della progettazione e realizzazione di un sacco di cose, al momento le seguenti:

· metropolitana di Brescia

· autostrada Brescia-Bergamo-Milano (BREBEMI)

· metropolitana di Torino

· metropolitana di Salonicco

· linea ferroviaria Bologna-Portomaggiore

· metrotranvia Milano Comasina-Limbiate Ospedale

· metrotranvia di Cosenza

· tranvia delle Valli (tratta Bergamo-Albino)

· metrotranvia di Verona

· galleria per la circonvallazione dell’abitato di Faver lungo la S.S. 612 della Val di Cembra

Quindi sappiate che fino al 31 dicembre 2011 chi aveva potere decisionale su questi appalti era un tizio che doveva un favore alla ‘ndrangheta. Giudice ha affidato a Impregilo (Gavio) la realizzazione e la gestione della linea 4 della metropolitana di Milano. Impregilo, come sta facendo qui da noi, ha dato i lavori in subappalto alla Geotec, come riportato nel loro sito.

In altri cantieri gestiti da Giudice, quelli della nuova autostrada BRE-BE-MI, il 30 novembre scorso è stato arrestato un potente imprenditore milanese, Locatelli, per aver nascosto grandi quantità di rifiuti tossici sotto il manto stradale.

Ma tra aprile e maggio 2011 Giudice incontra secondo gli inquirenti un referente della ‘ndrangheta che gli offre voti in cambio di soldi. Lui rifiuta di dare soldi ma promette appalti per la metropolitana leggera di Cosenza in fase di progettazione. Chi sono i general contractors designati per la costruzione di quest’opera, che evidentemente avrebbero dovuto girare subappalti alle cosche? Tre ditte che si chiamano Sintagma, Sina e Gesit. Sintagma annovera tra le progettazioni svolte il ponte sullo stretto di Messina e il terzo valico (sic!). Sina è una società del gruppo Gavio che costruisce il terzo valico e Gesit è una scatola vuota il cui titolare occulto, come da sentenza del processo per gli appalti truccati in val Susa, è tale Colistro, dirigente cosentino del ministero per le infrastrutture che la usava per rastrellare appalti per sè. La stessa sentenza, in merito alle gare truccate per le olimpiadi invernali del 2006 e il tunnel di Venaus, spiega bene come il defunto Marcellino Gavio tramite uomini di fiducia abbia corrotto il defunto Ugo Martinat di AN per ottenere la qualifica di general contractor per tali opere, in barba ad ogni legge. Per la cronaca, gli uomini di Gavio erano difesi da un’avvocatessa, una certa Severino che poi ha fatto carriera.

Nomi di persone ed aziende che si alternano e ricorrono in vari progetti e processi, chiarendo il fatto che c’è una grande rete che fa capo a pochi “dominus” e il gruppo Gavio è uno di questi. Politici, mafiosi e imprenditori, ognuno col proprio ruolo e i propri vantaggi: l’imprenditore, pagando, ottiene appalti che altrimenti non avrebbe ottenuto, il politico prende la sua percentuale dall’imprenditore e i voti dai mafiosi, i quali ottengono in cambio promesse di subappalti e, già che ci sono, stringono patti con gli imprenditori per seppellire nei cantieri rifiuti pericolosi aumentando esponenzialmente i guadagni. Un equilibrio perfetto che dura da decenni, grazie al negazionismo di una classe dirigente marcia fino al midollo.

Se loro guadagnano, chi ci perde? L’imprenditore che corrompe per aggiudicarsi i lavori danneggia le imprese oneste. Il mafioso che compie reati ambientali devasta il nostro territorio. Il politico che dà il beneplacito alle grandi opere (in Lombardia targato pdl, da noi pd) frega tutti noi, chi lo ha votato e chi no, dacché le finanze pubbliche che vengono spolpate non hanno colore.

Ci sono ormai corpose evidenze del fatto che i colossi delle costruzioni italiane hanno fatto e continuano a fare affari con le più pericolose organizzazioni criminali del paese, e il nostro progettino da 6,2 miliardi di euro non è che un piccolo pezzo di questo puzzle, una semplice tappa di un progetto ben più ampio, portato avanti in maniera sistematica attraverso una logica predatoria delle risorse dello Stato che produce come effetto collaterale la devastazione dei nostri territori.

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